

VITERBO – Portare l’università tra le persone, fuori dalle aule e dentro la città. È questo lo spirito dei convegni promossi dall’Università degli Studi della Tuscia e ospitati a Palazzo dei Priori, dove ricerca e divulgazione si sono incontrate in una serie di forum aperti al pubblico.
Ad aprire uno degli incontri, nella sala delle Colonne, è stata la rettrice Tiziana Laureti “puntiamo oggi più che mai a rafforzare il rapporto tra ateneo e cittadinanza: una sinergia che passa anche dalla capacità di rendere accessibili temi complessi e di interesse quotidiano”. Sulla stessa linea l’assessore ai rapporti universitari, Patrizia Notaristefano, che ha portato i saluti della sindaca Chiara Frontini, ribadendo l’impegno del Comune nel favorire questo dialogo.

Cosa c’è nel piatto?
Tra i temi affrontati, uno dei più partecipati è stato quello legato all’alimentazione e, in particolare, a ciò che troviamo nel piatto ogni giorno. Un confronto che ha cercato di fare chiarezza tra percezioni e realtà, partendo da un concetto chiave - la qualità alimentare.
L’incontro ha fornito molte informazioni, la qualità ha una base oggettiva ben definita – sicurezza, conformità alle norme e correttezza delle informazioni – alla quale si aggiunge una componente soggettiva, legata alla percezione del consumatore. Ed è proprio qui che spesso nascono equivoci e falsi miti, alimentati anche da una comunicazione non sempre precisa.
Uno degli esempi discussi riguarda gli additivi alimentari, spesso indicati con le sigle “E”. Lontani dall’essere sostanze “pericolose” per definizione, molti di questi composti – come l’acido citrico – sono di origine naturale e svolgono una funzione fondamentale: garantire sicurezza, conservazione e stabilità degli alimenti. Allo stesso modo, la presenza di una lista ingredienti lunga non è automaticamente sinonimo di prodotto “cattivo” o ultraprocessato.
Cosa si intende per Naturale?
Altro nodo centrale è quello del termine “naturale”, spesso utilizzato nel marketing ma privo di una definizione giuridica chiara. Un’etichetta che può quindi risultare ambigua, soprattutto se non accompagnata da indicazioni precise e normate. Da qui l’invito, rivolto ai cittadini, a sviluppare una maggiore consapevolezza nella lettura delle etichette.

Il messaggio che emerge da questo ciclo di incontri è chiaro: la filiera alimentare è un sistema complesso, che va dal campo alla tavola e coinvolge agronomi, tecnologi, istituzioni e università. Comprenderne il funzionamento significa non solo fare scelte più consapevoli, ma anche valorizzare il lavoro che sta dietro ogni prodotto.
Ed è proprio qui che si inserisce la cosiddetta “terza missione” dell’università: uscire dal mondo accademico per creare un impatto reale sul territorio.